Italo Calvino e le geometrie non euclidee

Nel corso del ventesimo secolo Einstein, con la teoria della relatività (generale e ristretta), fa cadere quelli che erano i dogmi accettati ormai da secoli della precedente fisica positivistica. Una ipotesi della sua teoria è che l’attrazione gravitazionale non sia una caratteristica dei corpi con massa, ma dello spazio-tempo, ed infatti una delle principali osservazioni della teoria relativistica è la curvatura dello spazio-tempo. Questa idea viene sviluppata da Einstein facendo largo uso proprio delle geometrie non euclidee ed in particolare di quella ellittica del “genio solitario e incompreso di Riemann“.
La teoria della relatività e le geometrie non euclidee, al di là dell’influenza che esercitarono sulla crisi delle certezze, trovarono sviluppi successivi particolarmente interessanti e sicuramente imprevedibili nella letteratura e nelle arti in generale.
In letteratura un grande artista italiano si occupa di argomenti legati allo spazio, maturando un particolare interesse per campi nuovi del sapere: è Italo Calvino, che negli anni sessanta affronta questi nuovi temi scientifici in particolare con l’opera “Le Cosmicomiche”.
Le Cosmicomiche
Nel novembre 1965 venne pubblicato presso Einaudi “Le Cosmicomiche”.
Le narrazioni contenute in questo libro sono nate dalla libera immaginazione di Calvino, ma sono anche storie basate su ipotesi teoriche, avanzate dalla scienza per dare una spiegazione sull’origine del nostro mondo, compreso nel sistema solare e dentro una galassia.
I racconti sono così divisi: quattro storie sulla Luna, quattro sul Sole, sulle stelle e le galassie, quattro sull’evoluzione e quattro sul tempo e lo spazio.
Ogni cosmicomica inizia con un passo, tratto da un libro scientifico, che serve da introduzione al discorso del protagonista Qfwfq, un essere vivente che ha partecipato in prima persona a importanti eventi riguardanti lo sviluppo dell’universo: egli ha visto il cosmo primitivo, l’accensione delle galassie, la formazione del sistema solare; ha vissuto sotto forma di mollusco, è stato l’ultimo dinosauro, ha partecipato all’abbandono delle acque da parte delle prime creature.
Ora Qfwfq (che il lettore non è in grado di definire se sia un essere umano o meno) ha deciso di raccontare tutti questi suoi ricordi agli uomini.
Nel periodo immediatamente successivo la pubblicazione del libro, Calvino spiegò in un intervista il significato del titolo “Le Cosmicomiche”:
“Combinando in una sola parola i due aggettivi cosmico e comico ho cercato di mettere insieme varie cose che mi stanno a cuore. Nell’elemento cosmico per me non entra tanto il richiamo dell’attualita’ spaziale, quanto il tentativo di rimettermi in rapporto con qualcosa di molto piu’ antico. Nell’uomo primitivo e nei classici il senso comico era l’atteggiamento piu’ naturale; noi invece per affrontare le cose troppo grosse abbiamo bisogno d’uno schermo, d’un filtro, e questa e’ la funzione del comico.”
La forma dello spazio
La teoria della relatività generale è sfruttata da Calvino in una cosmicomica in particolare, quella intitolata “La forma dello spazio”.
Come in tutti gli altri racconti, la narrazione inizia con un paragrafo distinto nel quale è descritta la teoria scientifica alla base della storia che segue; in questo caso l’introduzione è la seguente:
“Le equazioni del campo gravitazionale che mettono in relazione la curvatura dello spazio con la distribuzione della materia stanno già entrando a far parte del senso comune.”
In questo racconto Qfwfq descrive i momenti in cui egli, moltissimo tempo fa, si trova a cadere nel vuoto dello spazio in compagnia di una donna, Ursula H’x e di un altro uomo, il Tenente Fenimore.
Durante la narrazione, il protagonista affianca ricordi del suo amore per la donna, del suo desiderio di avvicinarsi a lei prima o poi, della sua violenta rivalità con il tenente Fenimore, possibile ostacolo del loro amore, a riflessioni legate alle traiettorie della loro caduta e alla forma dello spazio.
Il testo può essere suddiviso in quattro parti fondamentali, simili ad un’esposizione di un teorema matematico: la parte che descrive l’ambientazione della novella e le teorie conosciute da Qfwfq, la parte dedicata alle ipotesi, quella per l’esposizione della teoria, ed infine la conclusione basata sui modelli letterari magistralmente creati da Calvino.

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